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Povero chi, conforme al giusto, vince sempre

agosto 6th, 2011

Il treno da Marktl a Monaco impiega poco meno di un paio d’ore. In sua attesa, nella piccola stazione bavarese, cucino 6 wurstel che saranno la mia cena. Sul treno approfitto della presenza di un ragazzo di Monaco per farmi consigliare i più economici ostelli della città. Mi indica due zone nei pressi della stazione e poi chiaccheriamo di biciclette, ciclofficine, viaggi e bambini. Sta per diventare padre e gli si legge la gioia negli occhi.
A Monaco la ricerca di una stanza dove dormire è più difficile del previsto: gli ostelli sono tutti pieni e dopo l’offerta di una camera a 105 euro la seconda occasione è di 44 euro. Comunque troppo. Decido di ripartire l’indomani mattina. Passeró la notte in stazione.
La notte è lunga e le stazioni sono spesso popolate da gente bislacca. Penso, non senza una punta di invidia, ai compagni di viaggio che ho abbandonato: saranno accampati alla bell’e meglio su qualche prato, certo meglio di quel che sto passando io.
Poi partire, ma per andare dove? Torno a Milano? Così, improvviso, metto fine al viaggio? Ma poi ci saranno treni? Qui anche per le bici bisogna prenotare il posto e i treni che vanno verso l’Italia ai primi ai Agosto rischio che siano tutti pieni. Consulto le macchinette ed acquisto un biglietto per le 7:30 del mattino con destinazione Bolzano: non ho voglia di tornare subito a casa e so che la valle dell’Adige è tutta ciclabile. Quindi trovo una panchina, lego la bici e dormo qualche ora.
Mi sveglio verso le 5 di mattina. La stazione è già un brulicare di persone. Fuori accenna l’alba. Non posso andarmene da Monaco senza aver fatto almeno un giro così salto in sella alla bici e vago senza metà per due ore, salutando l’alba.
Scopro una città bellissima, carica di monumenti, piazze, palazzi e architetture particolari. Sono evidenti i fasti ottocenteschi, la retorica nazista, le tracce lasciate dalle olimpiadi del ‘72 e il tutto è affiancato con grazia da architetture moderne: vetro, statue di arte moderna, strutture in acciaio. Nuovi fasti, nuove retoriche, lo sforzo (a prima vista riuscito) di essere sempre al passo coi tempi. Visito anche due parchi: ordinati, curati, molto belli. C’è gente che fa jogging alle 6:30 del mattino.
Mentre mi perdo per la città, si sta svolgendo silenziosa la vendetta di Salisburgo, città delle miniere di sale, che avevo promesso di visitare ma poi ho saltato. Ma andiamo con ordine.
Ovviamente, il treno che avevo addocchiato delle 7:30 del mattino non fa trasporto bici. Nel frattempo la biglietteria ha aperto e posso cercare un’alternativa: i treni sono, come temevo, tutti pieni ma cambiando 4 regionali posso essere a Bolzano per le due del pomeriggio. Così, alle 8:15 prendo il primo treno. Cambio a Rosenthaim, Kufstain e poi al Brennero. A Kufstain decido di fare colazione e tiro fuori il sacco delle provviste. E l’amara vendetta si compie: un pomodoro, pressato e sbattuto da due giorni, è marcito. Il suo liquido purulento è uscito da in buco del sacchetto e si è riversato sul cartone del sale. Il sale, così bagnato e compatto, ha sfondato il sacchetto di carta delle provviste e si è riversato sui vestiti puliti!! Ora sanno tutti di pomodoro marcio e sale. Fantastico.
Sul treno dal Brennero a Bolzano mi addormento e mi sveglio a Terlano. Bolzano è circa 10 o 15 km alle mie spalle.
Sono stanco di stare sui treni, è ora di pedalare!
Seguo i binari del treno fino s Bolzano, lungo strade ciclabili che si perdono fra le coltivazioni della zona. Da Bolzano a Trento si segue il fiume di nuovo su pista ciclabile. È il terzo fiume di questa vacanza dopo il Danubio e l’Inn. A fine giornata avrò percorso la bellezza di 82 km.
A Trento arrivo poco prima delle 7 di sera. Ho un’amica che vive qui e che so essere in vacanza ma la chiamo lo stesso nella speranza che possa trovarmi in posto per dormire da qualche suo amico. Le cose vanno meglio di quel che pensassi: lei è in vacanza ma non il suo coinquilino! Quindi sarò suo ospite per una notte. Dopo giorni di tenda e sacco a pelo il divano sarà in baldacchino!

agosto 4th, 2011

Quasi non ricordo quando ho scritto l’ultimo post. Sembrano passate settimane e invece era appena lunedì: tre giorni fa. Curioso sensi del tempo di in animale cittadino.
Ora scrivo da Marktl, paese di nascita di Papa Benedetto XVI, altrimenti paese insulso dell’alta Baviera. Ora, non è che aver dato i natali ad un Papa sia di per sé un merito ma almeno è in sottotitolo per i depliant turistici.
In questi tre giorni è successo di tutto: martedì abbiamo coperto la venerabile distanza di 30 km. E dire che era una giornata di sole e temperatura mite! Ma forse proprio per questo ci siamo persi fra bagno in piscina, colazione al paese e poi pranzo a 10 km dalla partenza. Solo per disorganizzazione martedì non abbiamo dormito a Passau, ma accampati in un campo di grano alla periferia di Scharding.
Mercoledì mattina il mio gemello cattivo si è fatto vivo: ho litigato con tutti indistintamente e sono partito: alle 3 del pomeriggio stavo a Braunau, 50 km dalla partenza, deciso a raggiungere Salisburgo. Ma dopo due birre e qualcosa di simile ad una cotoletta le gambe non hanno retto e dopo appena due km, con il tempo che metteva pioggia, sono tornato al campeggio di Braunau. Alle 9 di sera il resto del gruppo mi ha raggiunto: di nuovo insieme.
Infine oggi: la pioggia incessante e intensa ci ha tenuto fermi fino alle 4 del pomeriggio. Io ho continuato a sognare Salisburgo ma quando il gruppo si è mosso l’ho seguito fino a questo paese. Ora il gruppo è ripartito: io sono ancora qui q scrivere e bere birra. La mia bici è veloce: on mezz’ora posso riprenderli. Ma c’è in treno che passa da qui alle 19:52 e arriva a Monaco alle 11 di sera. Quasi quasi…

agosto 1st, 2011

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Il primo giorno di viaggio scorre tranquillo. I saluti durano almeno 2 ore e alle 10 del mattino, tende chiuse e bici cariche, ci si sposta di 500 m fino al bar del paese.
Il gruppo è composto di 9 persone: tutti romani (per nascita o residenza) tranne il sottoscritto.
A mezzogiorno siamo ancora seduti al bar del paese quando i ragazzi del campeggio arrivano in piazza improvvisando una processione a S. Graziella! Nuovi saluti e finalmente l’avvio.
La pista ciclabile del Danubio è una meraviglia: immersa nel verde, piana e perciò molto facile. È costellata di punti di ristoro, campeggi e tipici paesaggi bavaresi (o simile). Il viaggio si svolge in totale rilassatezza con pause ogni 10, 15 km.
A fine giornata siamo in uno dei tanti paesi dal nome impronunciabile ed avremo percorso si e no una sessantina di km. Adesso scrivo dalla riva di una piscina di un simpatico campeggio dove per soli 7 euro a testa potremo dormire, lavare i vestiti e farci una doccia calda. E naturalmente anche fare in tuffo in piscina!

luglio 31st, 2011

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La luce che entra attraverso la porta nella stanza nuda è in vero sollievo. Sono felice di poterlo apprezzare. È l’uscita. E mai termine mi fu più caro.
Carcerieri a parte, nessuno di coloro che entrarono ne uscì vivo.

luglio 31st, 2011

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Al terzo giorno di campeggio la stanchezza è sovrana ma ancora non cede il passo all’entusiasmo. Piano piano le tende comuni vengono smontate. Resistono per ultima la cucina, il bar e la ciclofficina. Il bagno, le tende dei workshop sono sparite. Stanotte cagheremo sul prato.
Il Cyclocamp finisce stasera. Sono stati giorni intessissimi e bellissimi nei quali la bicicletta è stata cucinata in tutti i modi da ragazzi di ogni parte d’europa. Mancano i greci, ma credo abbiano ben altro cui pensare.
Venerdì l’orda anarchica della Critical Mass ha invaso la serena e ordinata Linz. Il fiume festante di bici ha percorso i pochi km lungo il Danubio che separano Ottensheim da Linz per riversarsi in città. Gli austriaci sono evidentemente pazienti e/o ordinati: nessuno si è arrabbiato perché una massa di bici stava invadendo le strade e bloccando i semafori. Nessuno con i figli a scuola da andare a prendere o la mamma malata da soccorrere urgententemente. Molti, moltissimi semplicemente divertiti.
Chi non è stato clemente con i ciclisti europei è stato il tempo: 3 giorni di pioggia, fango, umidità. Nessuna possibilità di veder asciugare il bucato o di asciugare se stessi al sole. Io non faccio una doccia da due giorni e indosso vestiti ormai lerci. Ho ancora un cambio pulito ma è inutile cambiarsi nel fango. Ma queste qui sono pratiche comuni: probabilmente puzziamo tutti come capre ma l’odore è comune e nessuno ci fa caso.
Domani partiró insieme agli altri Italiani alla volta di Monaco.

luglio 28th, 2011

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L’avventura notturna si è conclusa alle 10:33 del mattino con l’arrivo a Monaco. Appena 4 ore di ritardo. Quindi trovo subito caffè, pretzel burrati e un modulo in tedesco per il rimborso del biglietto. Alle 10:48 il treno per Salzburg e da lì alle 13:10 quello per Vöcklabruck.
Arrivo alla fine del mio percorso in treno con sole 3 ore di ritardo (alle 14 invece che alle 11) quindi ho anche recuperato qualcosa.
Il tempo sembra buono, leggermente nuvoloso con sprazzi di sole. Meglio: non patirò il caldo. Ler’s go bike! Ottenheim, sto arrivando!!

luglio 28th, 2011

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Questo viaggio sarebbe dovuto cominciare sabato sera e certamente sarebbe stato diverso. Ma non si piange sul latte versato. Ho ritardato la partenza per validissimi e personalissimi motivi e il risultato è che la prima notte la passo sul binario 7 della stazione di Verona in attesa di un treno tedesco che porta 3 ore di ritardo. Domattina avrei dovuto prendere 2 coincindenze ma a questo punto è chiaro che il programma è saltato e dovrò inventare qualcos’altro.
L’obiettivo del viaggio è un paese dal nome (a me) impronunciabile nei dintorni di Linz dove è in corso un raduno europeo di ciclofficine. Io viaggio con la bici al seguito e il programma, fino a poche ore fa, era di raggiungere Vöcklabruck in treno e da lì pedalare per 70 km fino alla meta. Fino a poche ore fa, appunto. Ora mi accontenterei semplicemente di partire e poi di capire come posso arrangiare il programma per essere a Linz domani sera. Non vorrei farla tutta in treno perché ho una voglia matta di pedalare ma al ritardo di questa notte si somma il meteo che prevede pioggia per l’intero fine settimana; perciò si vedrà.
C’è in ultimo aspetto tragicamente comico di questa notte: avevo prenotato una cuccetta!
Ma c’è una spiegazione razionale: tutto questo deve essere la maledizione di S. Graziella perché viaggio in treno invece che in bici! Ben mi sta! :p

maggio 25th, 2011

Tappa: Sacrofano-Roma
Km Percorsi: 32 cca
Tempo: cca 1 ora e quaranta
Vel. media: 19 km/h cca
Vel. massima: ??

E finalmente Roma. Ormai sono arrivato. Lo dico da ieri. Sacrofano-Roma è una tappa che nemmeno considero, tanto che non tengo nemmeno conto dei kilomtri, velocità e quant’altro. Parto verso le 5 del pomeriggio. Alle 6 e mezza sto a casa di zio, a Ponte Milvio. Circa 30 km così divisi: prima la continuazione della strada di campagna di ieri, fino a Prima Porta. Poi un bello svincolo tipo autostrada per arrivare a Labaro (ed io ho che ho sempre pensato fosse lontanissimo!!) quindi una bella (anche se inutilmente lunga) pista ciclabile fino a Ponte Milvio. Non fosse per il carico che ancora mi porto appresso sarebbe niente più che una passeggiata. Ma in effetti ho voglia di arrivare, di mollare tenda, vestiti, pentole, libri e ripartire co la bici scarica. non lo farò. Arriverò a “casa” a mezzanotte dopo aver passato la serata in giro con tutte le borse.
La prima tappa è casa di zio, poi la ciclofficina (evviva!!!), Maria e infine la Snia e casa. Tutto di strada. Da casa di zio alla Snia ci son 10 km. Una tappa ogni 2 all’incirca.
Ad ogni tappa sono risate, aneddoti, sorsi di vino, allegria contagiosa. Mi aspettavo che le gambe facessero male, che chiedessero pietà dopo tanti giorni, invece ancora reggono. Hanno ancora voglia di pedalare. Valle a capire, le gambe!

La domanda più interessante me la rivolge Memo (del resto, quel ragazzo è una cima): “qual’è la cosa più importante che hai capito da questo viaggio?”. Rispondo da sborone: “che non mi stancherò mai di andare in bici”, ma la domanda merita una riflessione più accurata. Allora pubblico le mie riflessioni per memoria personale e poi nella speranza che possano essere utili a chi un domani decida di farsi lo stesso viaggio. Ebbene:

Consigli generali:
* 110 km/giorno si fanno senza particolari problemi, ma si viaggia solamente. Se invece siete del’idea di fare una vacanza cicloturista allora considerate tappe da 60 km in pianura e 30, 40 in salita. Oppure 100 un giorno e poi un giorno fermi a visitare il posto in cui siete arrivati.
* Cercare di economizzare il peso: bastano 3, massimo 4 cambi in tutto. Se non state via molti giorni considerate la possibilità di lasciare a casa fornelletto, pentole e tenda: potete mangiare fuori e dormire in ostello. Magari ci si porta dietro i numeri di telefono delle pro-loco dei posti dove si intende arrivare, o si fa una bella ricerca su internet prima di partire.
* Trovarsi su ua superstrada con uscite laterali, 4 corsie a scorrimento veloce fa molta, molta paura ma non so quanto le strade provinciali siano meno pericolose. Sulla strada provinciale passano molte meno macchine, è vero, ma corrono anche lì ed anche lì non ci sono corsie laterali o guard-rail. Inoltre le strade provinciali spesso sono dissestate, che significa che (di fatto) la carreggiata si restringe. Infine le curve e/o i dossi peggiorano la visibilità propria e degli altri viaggiatori.
Parlando di pericolosità c’è da aggiungere che l’unico incidente che ho rischiato di fare in questo viaggio è stato stamattina qui a Roma:un tizio ha pensato bene di uscire da un parcheggio laterale senza guardare e mentre stava parlando al telefono…! Insomma: PURTROPPO andare in bici è pericoloso. Non dovrebbe essere così, ma lo è. Esiste però una pericolosità percepita ed una reale. Le due non sempre coincidono. Per questo è bene avere SEMPRE addosso il casco ed un giubbetto catarifrangente.

A proposito di Milano-Roma:
Ho trovato piste ciclabili:

  • da San Giovanni a Borgonovo Val Tidone
  • da Lavagna a Sestri Levante
  • da Castglione della Pescaia a Grosseto
  • da Labaro a Roma

Ho dovuto fare la superstrada, per mancanza di strade alternative:

  • Sopra La Spezia: la strada di montanga che viene giù dal passo del Bracco entra in una galleria molto lunga, dalla quale ne esce trasformata in svincolo autostradale. Quindi si rituffa in una brevissima galleria che finisce improvvisa in uno stop. Robe da matti
  • da Grosseto ad Orbetello sembra naturale dover fare la E80, ma così facendo ci si ritrova in superstrada. Esiste invece una strada alternativa: bisogna seguire per Motiano e poi Magliano in Toscana
  • Da Albinia ad Orbetello, per cca 3, 4 km
  • da Pescia Romana fino a Montalto di Castro, per cca 4, 5 km
  • da Montirosi in avanti, lungo la Cassia. Io sono uscito a Campagnano di Roma, ma la superstrada continua. Pare che l’unico modo per arrivare a Roma senza fare superstrade sia passare da Bracciano

Nei prossimi giorni vorrei infine pubblicare delle mappe con il dettaglio della strada seguita, sperando sempre che possa essere utile a qualcun altro. Ed ora… have fun!!!!

maggio 23rd, 2011

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Tappa: marina di Montalto-Sacrofano
Km percorsi: 107,94
Tempo impiegato: 6:24:18
Vel. media: 16,8
Vel. massima: 49,9

Oggi sono scoppiato. Dopo 6 giorni a spararmi 100 e più km al giorno avrei bisogno di un giorno di riposo. Del resto anche il Signore il settimo giorno si riposò. Ma l’idea di arrivare a Sacrofano stasera, di fare una sorpresa a Dani e Maria, arrivare in casa di amici, riposare… insomma tutto concorre a farmi dire: “ancora uno sforzo, Teo”.

Saluto il mare alle 8 di mattina e mi avvio verso l’entroterra, nel territorio collinoso della Tuscia. Fino a Tuscania la strada è caratterizzata da ripide salite e rapide discese, ma come dicevo io sono cotto e la terza salita già me la faccio a piedi. Dopo Tuscania la strada è uguale, solo che è dissestata e tocca fare lo slalom per evitare le buche. Non sempre è possibile. Io sento ogni grammo del mio bagaglio inutile, penso alle pentole, ai vestiti che non ho nemmeno tirato fuori dalla borsa e vorrei mollare tutto lì a bordo della strada pur di alleggerirmi. Ovviamente non lo faccio.
In compenso il paesaggio è da mozzare il fiato: verdi colline, cascine, giornata meravigliosa. Fatica a parte non riesco a immaginare un posto più bello per trascorrere una simile mattina.
Sulla strada per Vetralla mi supera un altro cicloturista solitario. A giudicare dal saluto stentato che mi rivolge e dalle scritte sulla sua maglietta direi che è olandese. La sua presenza mi rincuora e provo a fare un pezzo con lui. Ma già 20 km/h sono enormità per me, che oggi viaggio su medie mooolto più basse. Nemmeno 500 metri e lo vedo scomparire all’orizzonte.
Arrivo a Vetralla a mezzogiorno e dieci, anche oggi alla fine ho pedalato nell’ora più calda, ma almeno ho coperto un po’ più della metà dei km che mi aspettano.

Dopo Vetralla è il turno di Capranica e Sutri. Tutte queste città si somigliano: di chiaro stampo medievale, arroccate ognuna sul proprio pendio conservano intatta la loro struttura di borgo e il loro fascino.
Dopo Sutri mancheranno si e no 20 o 30 km ma ricomincia a tirare il vento umido di ieri e nubi nere si addensano all’orizzonte. Entro in un bar per aspettare che passi il temporale ma dopo più di mezz’ora non ha ancora cominciato a piovere, così riparto. Poi, l’inaspettato: com’era già successo arrivando a La Spezia la docile e tranquilla strada di campagna confluisce improvvisamente in una superstrada: è la Cassia e devo farne almeno 10 km! Cerco sulla carta strade alternative: ovviamente non ce n’è. Allora pedali. Pedalo e prego. Non sono credente, ma non si sa mai. Ci si aggrappa a tutto in certi casi. Finalmente arrivo a Campagnano di Roma dopo la quale, a pochi km, c’è Sacrofano. La strada ricomincia a fare su e giù repentinamente. Anche questa è una zona collinare. Oggi le salite mi perseguitano. Vi basti sapere che l’ultima l’affronto al km 106 su 107!!!
Quando arrivo a casa di Maria e Dani non c’è nessuno. Non sapevano del mio arrivo. Aspetto. Non tarderanno molto. Non posso perdermi le facce che faranno quando mi vedranno.
Una nota di colore: sono giorni che indosso sempre le stesse magliette che la sera lavo, di giorno le asciugo sulla bici e il terzo giorno indosso. Ma il risultato è sempre lo stesso: puzzo come un cavallo e non vedo l’ora di farmi una doccia!

maggio 22nd, 2011

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Tappa: Marina di Grosseto-Marina di Montalto
Km percorsi: 128,55
Tempo impiegato: 6:52:25
Vel. media: 18,6
Vel. massima: 49,4

Da marina di grosseto a Roma mancano all’incirca 180 km. Significa che ne ho fatti quasi 450 in 5 giorni. Bravo Ciccio.
Ma ieri sera, mentre leggevo il mio libro seduto al bar del campeggio, mi sono chiesto perché abbia corso tanto. La risposta è banale: mettermi alla prova. Ora l’ho fatto. Oggi le gambe stanno bene, non le sento più stanche e so di poter fare anche oggi i miei 100 e rotti kilometri. Ma perché? Negli ultimi giorni mi sono guardato poco intorno. Non sono pentito, perché questa prova volevo affrontarla ma sento di averla superata. Ora lo so: c’ho du’ gambe come nembo kid. Già sento le sirene: “chi si loda s’imbroda”. Stica. Chi si loda c’ha le sue buone ragioni per credere in se stesso.
Quindi ho deciso che salterò il turno di lunedì in ciclofficina, che mi godo i 180 km restanti e a Roma arrivo quando arrivo. Senza fretta.

Mi muovo dal campeggio alle 9, anche stamani mi toccherà muovermi nell’ora più calda. Alle 10 sono a Grosseto, tutto via pista ciclabile. Una breve visita al centro, poi via verso Orbetello! Mi perdo per uscire dalla città, perché qui sembra che i cartelli stradali li paghino carissimi, così ne mettono pochi e pure a cazzo di cane. Per fortuna ho il navigatore. Per arrivare a Orbetello, inoltre, tocca addentrarsi nella campagna, allungare il giro su strade secondarie, perché l’aurelia l’hanno trasformata in una strada a 4 corsie, buona solo per le automobili! La strada che passa per Montiano è bellissima, immersa nella Maremma e costellata di campi, alberi e cascine; però la trasformazione dell’aurelia è una cosa che mi fa riflettere sullo strapotere che abbiamo concesso alle automobili negli ultimi decenni. Bisognerà tornare indietro. Smantellare le 4 corsie. Peraltro lo stesso problema sussiste anche per nell’ultimo tratto prima di Orbetello, per arrivare a Montalto di Castro e fra Civitavecchia e Roma, in prossimità del raccordo. Lì non ci sono nemmeno strade alternative e se vorrò evitare quel tratto dovrò cambiare itinerario, passando per Bracciano o, a questo punto, Sacrofano.
Omen nomen: Montiano si chiama così perché sta in alto e la strada è un continuo sali, scendi, sali. Complici il caldo e la stanchezza dopo un po’ non ce la faccio più e ad ogni salita cito Leo Ortolani: “è un nome di donna che mi viene in mente. La madre di tutti noi. Una città che Ulisse conquistò con l’inganno. Una che fa grossi sconti per comitive”. Sono giorni che mi ripeto che devo partire prima, ma i buoni propositi se ne vanno alla chetichella col primo sonno del mattino, come amanti improvvisati dopo una notte brava.
Magliano in Toscana mi ricorda Orvieto, arroccata su una collina. Vien voglia di visitarla, ma la salita mi scoraggia. Sarà per un’altra volta. All’una e mezza sono finalmente a Orbetello.
Alle 16:30, dopo pranzo, riprendo la via: proseguo verso Porto Ercole e poi percorrobil parco della duna di fremiglia. Il parco è in sottobosco di pineta marittima, dalla terrà spuntano copiosu sassi e radici di alberi ed ogni tanto sabbia. Sabbia che non vedi, ma che senti pericolosamente sotto le ruote. Rischio di cadere almeno in paio di volte, finché non mi decido a proseguire a piedi. Decisamente questo percorso non è adatto ad una bici stracarica con ruote sottili da corsa. E per fortuna che montone copertoni “tacchettati” di in certo livello!
Esco dal parco deciso a puntare verso montalto di castro, ed altrettanto deciso ad evitare l’aurelia (e farò bene!). Per evitarla bisogna passare di paese in paese ed il primo è un simpatico allevatore di curve e salite. Come a buccinasco allevano i dossi qui allevano le salite e ad ogni curva c’è uno specchi perché non si vede oltre. Poi per fortuna si scende in pianura, vicini al mare e posso proseguire spedito.
Il Lazio mio accoglie con una pesante aria di pioggia: il cielo si fa scuro, comincia a tirare un vento umido, non serve in genio per capire che verrà a piovere. Guardo il lato positivo: Ho altra roba che non ho portato per niente!
La pioggia per fortuna è breve, il classico temporale estivo che non dura che qualche minuto, ma mi coglie nel momento peggiore: in superstrada. Anche se ho voluto evitarla il più possibile, per arrivate a montalto di castro (quindi per arrivare a Roma) BISOGNA fare in.pezzo di superstrada. La quale è nominata ss1, dunque sarebbe una statale, ma di fatto è una strada a doppia corsia, con segnaletica blu da superstrada, sensi di marcia divisi da paratie di cemento armato e SENZA CORSIA DI EMERGENZA! Una cosa pericolossissima! Autobus, macchine e camion sfrecciano a più di 100 all’ora ed io lì che cerco di farmi piccolo piccolo come Lello Arena nel letto di Troisi e conto ogni metro degli 11 kilometri che mi tocca percorrere. È un vero scandalo che non esista un’altra strada.
A Montalto di Castro regna una desolazione da scenario post-apocalittico. Un bar, una pizzeria e qualche giovane abbruttito in giro. Non vedi nemmeno alberghi. Chiedo e mi dicono che c’è un campeggio sul mare a Marina di Montalto. 4 km da qui. È tardi, sono quasi le 7:30 di sera, sono stanco ma ovviamente ci vado lo stesso. È l’ultima notte in tenda poiché domani, da programma, dovrei essere a Sacrofano. Per fortuna che avevo detto che oggi me la sarei goduta: il contakilometri segna 128 km percorsi. E ho fatto anche il turista!